A 550 metri di quota, sul versante orientale del Gran Sasso che degrada verso le colline pescaresi, Civitaquana conta oggi 1.146 abitanti distribuiti tra il centro storico e le frazioni circostanti. Il nome stesso del borgo — documentato nelle fonti medievali come Civitas Aquanae — rivela un’origine legata alla presenza di sorgenti e corsi d’acqua. […]
A 550 metri di quota, sul versante orientale del Gran Sasso che degrada verso le colline pescaresi, Civitaquana conta oggi 1.146 abitanti distribuiti tra il centro storico e le frazioni circostanti. Il nome stesso del borgo — documentato nelle fonti medievali come Civitas Aquanae — rivela un’origine legata alla presenza di sorgenti e corsi d’acqua. Capire cosa vedere a Civitaquana significa seguire queste tracce: l’acqua, la pietra locale, le strutture religiose che scandiscono il profilo del paese visto dalla provinciale che sale da Catignano.
Il toponimo Civitas Aquanae, attestato in documenti dell’alto Medioevo, indica un insediamento sorto in prossimità di risorse idriche. L’area era già frequentata in epoca romana, come suggeriscono ritrovamenti sporadici nel territorio comunale, ma fu durante il periodo normanno-svevo che Civitaquana assunse una fisionomia definita, con la costruzione di strutture difensive e la dipendenza feudale che la legò a diverse famiglie nobiliari abruzzesi. Nel Catalogus Baronum del XII secolo, il borgo compare tra i feudi del territorio pescarese soggetti alla corona normanna.
Nei secoli successivi il feudo passò sotto il controllo di varie casate, tra cui i Cantelmo e poi i Valignani, una delle famiglie più influenti della zona vestina. Proprio ai Valignani si devono interventi significativi sull’architettura civile e religiosa locale. Il centro abitato conserva un impianto che riflette la stratificazione di queste dominazioni: un nucleo più antico nella parte alta, con vicoli stretti e case in pietra calcarea, e un’espansione verso valle risalente al XVIII e XIX secolo.
La storia moderna di Civitaquana segue il destino comune a molti centri collinari abruzzesi: emigrazione consistente nel secondo dopoguerra e una lenta contrazione demografica che ha portato la popolazione dalle diverse migliaia di unità dell’Ottocento agli attuali 1.146 residenti. L’economia locale si è riorientata verso l’olivicoltura e la viticoltura, con una produzione olearia che rientra nel comprensorio delle colline pescaresi.
Edificio religioso che domina il centro storico, la chiesa conserva una facciata in pietra con portale decorato e un interno a navata unica. Alcuni elementi architettonici rimandano a interventi tra il XV e il XVI secolo. L’altare maggiore presenta decorazioni barocche aggiunte in epoca successiva. È qui che si celebra la festa patronale di Sant’Egidio, punto di riferimento del calendario liturgico locale.
Residenza nobiliare della famiglia che detenne il feudo per un lungo periodo, il palazzo si distingue per il portale in pietra e le dimensioni imponenti rispetto al tessuto edilizio circostante. La struttura, più volte rimaneggiata, mostra stratificazioni che vanno dal tardo Rinascimento al Settecento. La facciata principale si affaccia su uno slargo che funzionava da piazza del potere feudale.
Nella parte alta del paese si leggono ancora i segni dell’antico impianto difensivo: tratti di mura, un arco d’ingresso e la disposizione concentrica delle abitazioni attorno a quello che fu il punto più elevato e protetto. Le murature in pietra locale, senza intonaco, mostrano tecniche costruttive databili tra il XII e il XIV secolo. Il percorso è breve ma ripido.
Dedicata al patrono del borgo — festeggiato il 1° settembre — questa chiesa rappresenta il legame più diretto tra la comunità e la sua identità religiosa. L’edificio, nella sua forma attuale, è frutto di restauri successivi, ma conserva elementi decorativi e arredi sacri di interesse. La piazzetta antistante offre un punto di osservazione sulle colline circostanti fino alla linea del mare Adriatico nelle giornate limpide.
Il territorio comunale è attraversato da strade rurali che collegano Civitaquana alle frazioni e ai fondi agricoli. Gli uliveti, coltivati con varietà locali tra cui la Dritta e l’Intosso, disegnano il paesaggio collinare con file ordinate interrotte da querce e muretti a secco. Questi percorsi — praticabili a piedi o in bicicletta — attraversano un dislivello moderato e permettono di osservare il rapporto tra coltivazione e morfologia del terreno.
La cucina di Civitaquana riflette la tradizione contadina delle colline pescaresi. L’olio extravergine d’oliva è il prodotto cardine: il comprensorio rientra nell’area di produzione dell’olio DOP Aprutino Pescarese, ottenuto prevalentemente da olive Dritta raccolte tra ottobre e novembre. L’olio locale ha un profilo fruttato medio con note vegetali, e viene impiegato crudo su zuppe di legumi, bruschette e verdure cotte. Tra i primi piatti si trovano le sagne e fagioli, pasta fresca irregolare condita con un brodo denso di borlotti, e i maccheroni alla chitarra con ragù di agnello.
I dolci seguono il calendario delle feste: le ferratelle (cialde sottili cotte in un ferro a piastre) compaiono durante le ricorrenze, così come i bocconotti, piccoli scrigni di pasta frolla ripieni di marmellata d’uva o crema e cioccolato. La produzione vinicola del territorio si inserisce nell’areale del Montepulciano d’Abruzzo e del Trebbiano d’Abruzzo, con cantine sparse nelle campagne tra Civitaquana e i comuni limitrofi. Alcune aziende agricole locali vendono direttamente olio, vino e conserve.
Il clima collinare a 550 metri produce inverni freddi ma non rigidi — le temperature minime di gennaio oscillano attorno ai 0-2 °C — e estati calde senza l’afa delle zone costiere. I mesi tra maggio e giugno sono i più indicati per chi vuole trovare cosa vedere a Civitaquana con una luce lunga e una vegetazione al culmine: gli uliveti sono in fiore e i campi di grano colorano le colline. Settembre porta la festa di Sant’Egidio, patrono del borgo, con celebrazioni che includono la processione e momenti conviviali nella piazza.
L’autunno, tra ottobre e novembre, è il periodo della raccolta delle olive: le campagne si animano di reti stese sotto gli alberi e del rumore dei pettini vibranti. Chi visita in questo periodo può osservare da vicino il ciclo produttivo dell’olio. L’inverno è tranquillo, con giornate corte e pochi visitatori, ma la posizione del borgo consente di raggiungere in un’ora circa le stazioni sciistiche del versante pescarese del Gran Sasso.
Civitaquana si raggiunge dall’autostrada A25 Roma-Pescara, uscendo al casello di Torre de’ Passeri e proseguendo per circa 15 chilometri lungo la strada provinciale in direzione nord-est. Da Pescara la distanza è di circa 35 chilometri, percorribili in 40-45 minuti. L’aeroporto più vicino è quello d’Abruzzo a Pescara, a poco più di 40 chilometri.
La stazione ferroviaria più prossima è quella di Scafa-San Valentino, sulla linea Roma-Pescara, da cui si prosegue con auto propria o con i servizi di trasporto locale gestiti dalla TUA (Trasporto Unico Abruzzese), sebbene le corse verso i centri collinari siano limitate. Da Roma il tempo di percorrenza in auto è di circa due ore e mezza; da Napoli si calcolano tre ore passando per l’A1 e poi l’A25. Disporre di un’automobile è consigliabile per muoversi nel territorio circostante e raggiungere le frazioni.
Chi esplora le aree interne abruzzesi partendo da Civitaquana può estendere l’itinerario verso l’entroterra montano. A ovest, nella provincia di Chieti, Civitaluparella è un centro di poche decine di abitanti affacciato sulla valle del Sangro, dove il paesaggio cambia radicalmente rispetto alle colline pescaresi: qui dominano i boschi di latifoglie e le pareti rocciose. Il confronto tra i due borghi — uno legato all’olivicoltura di collina, l’altro alla pastorizia e alla montagna — restituisce la varietà geografica di una regione che in poche decine di chilometri passa dal livello del mare ai duemila metri.
Spostandosi verso l’Aquilano, Goriano Sicoli occupa una conca dell’Appennino centrale lungo il tracciato dell’antica ferrovia Sulmona-L’Aquila. Anche qui la dimensione demografica è ridotta, ma l’impianto urbanistico e le chiese conservano elementi di rilievo. Collegare Civitaquana a questi centri in un unico viaggio permette di attraversare tre province e altrettanti paesaggi, dalla collina vestina alla montagna della Majella fino agli altipiani peligni, lungo strade poco trafficate che seguono il profilo dei fiumi e delle valli.
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