A 1.008 metri di altitudine, sul versante orientale dell’alta valle del Marmo, Anzi conta oggi 1.745 abitanti e conserva una stratificazione urbana che va dall’impianto romano all’espansione medievale. Il territorio comunale si estende tra boschi di cerro e faggio che coprono oltre metà della sua superficie. Capire cosa vedere a Anzi significa attraversare secoli di […]
A 1.008 metri di altitudine, sul versante orientale dell’alta valle del Marmo, Anzi conta oggi 1.745 abitanti e conserva una stratificazione urbana che va dall’impianto romano all’espansione medievale. Il territorio comunale si estende tra boschi di cerro e faggio che coprono oltre metà della sua superficie. Capire cosa vedere a Anzi significa attraversare secoli di storia lucana condensati in pochi chilometri quadrati, dove ogni chiesa e ogni palazzo porta i segni di dominazioni diverse — longobarda, normanna, angioina, aragonese — sovrapposte con una densità rara per un centro di queste dimensioni.
L’identificazione di Anzi con l’antica Anxia, centro lucano citato da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, è sostenuta da numerosi ritrovamenti archeologici nel territorio comunale: monete, frammenti ceramici e resti di strutture murarie di epoca romana. Il toponimo deriverebbe dalla radice prelatina legata al corso d’acqua che attraversa la valle, un’ipotesi coerente con la posizione del borgo rispetto al torrente Marmo. In epoca romana, Anxia fu municipio e sede di un presidio militare lungo la via che collegava Potentia (Potenza) a Grumentum, due dei principali centri della Lucania antica. Per approfondire la documentazione storica, si può consultare la voce dedicata su Wikipedia.
Durante il medioevo, Anzi passò sotto il controllo longobardo come parte del Gastaldato di Acerenza, per poi entrare nei domini normanni dopo la conquista dell’Italia meridionale da parte degli Altavilla nel XII secolo. La famiglia Sanseverino tenne il feudo per un lungo periodo, seguita dai Carafa e dai Revertera. Il borgo subì gravi danni con il terremoto del 1857, uno degli eventi sismici più distruttivi della storia lucana, che colpì duramente l’intera val d’Agri e le aree circostanti. La ricostruzione modificò in parte l’assetto urbanistico originario, ma diversi edifici religiosi e civili mantennero le strutture precedenti.
Un dato notevole riguarda la tradizione culturale locale: Anzi diede i natali al latinista e umanista del XVI secolo Giovanni Brancalasso, autore di trattati storici e giuridici. Il legame con la cultura ecclesiastica si riflette nel numero elevato di chiese rispetto alla popolazione — un rapporto che si spiega con la funzione di Anzi come centro religioso di riferimento per i borghi minori della valle circostante.
Edificio principale del borgo, la Chiesa Madre risale nella sua struttura attuale al XVII secolo, con rifacimenti successivi al sisma del 1857. All’interno conserva un polittico cinquecentesco attribuito alla scuola di Andrea Sabatini da Salerno e un fonte battesimale in pietra locale databile al XV secolo. La navata centrale presenta un soffitto a cassettoni lignei restaurato nel Novecento.
Fondato nel XVI secolo dai frati minori osservanti, il convento sorge nella parte alta del borgo. Il chiostro conserva resti di affreschi a soggetto francescano, parzialmente leggibili, e un pozzo centrale in pietra lavorata. La chiesa annessa custodisce una statua lignea di Sant’Antonio di Padova, oggetto di devozione locale, e un altare maggiore in stucco policromo.
Tra le residenze nobiliari del centro storico, Palazzo Ferrara presenta un portale in pietra con stemma gentilizio e un cortile interno con loggiato su due livelli. Percorrendo i vicoli del quartiere più antico, si notano altri portali lavorati e finestre con cornici in arenaria, segni della committenza aristocratica che caratterizzò Anzi tra Sei e Settecento.
Nel territorio comunale sono stati individuati diversi siti con materiale di epoca lucana e romana. Alcuni reperti — ceramiche a figure rosse, monete, ex voto — sono conservati presso il Museo Archeologico Nazionale della Basilicata a Potenza. Le campagne di scavo, condotte a più riprese nel corso del Novecento, hanno confermato la presenza di un’area sacra e di strutture abitative databili tra il IV e il I secolo a.C.
La fascia boschiva che circonda Anzi, composta prevalentemente da cerro, faggio e acero montano, offre una rete di sentieri percorribili a piedi o in mountain bike. Il Monte Sasso, che supera i 1.300 metri, rappresenta il punto più elevato del territorio comunale. Durante i mesi primaverili, le radure ospitano fioriture di orchidee selvatiche, tra cui specie endemiche dell’Appennino lucano. Informazioni aggiornate sui percorsi sono disponibili sul sito ufficiale del Comune.
La cucina di Anzi segue la tradizione agropastorale dell’Appennino lucano, con una prevalenza di piatti a base di legumi, carni ovine e pasta fresca. I rascatielli, pasta corta lavorata a mano con farina di grano duro, vengono conditi con ragù di castrato o con sugo di pomodori secchi e peperone crusco — il peperone essiccato di Senise IGP, ingrediente ricorrente nella gastronomia della provincia di Potenza. La ciaudedda, zuppa di fave fresche, carciofi e patate, compare nei mesi primaverili quando gli orti di montagna producono i primi legumi.
Tra i prodotti del territorio si segnalano i formaggi ovini a pasta dura, stagionati in grotte naturali o cantine, e i salumi di suino nero lucano, razza autoctona recuperata negli ultimi decenni. Il pane di Anzi, cotto in forni a legna con farina di grani locali, mantiene una consistenza compatta e una crosta spessa che ne favorisce la conservazione per diversi giorni — una necessità pratica nelle aree montane dove la panificazione avveniva con cadenza settimanale. Alcune aziende agricole della zona producono miele di castagno e di sulla, lavorato con metodi tradizionali.
Il clima montano di Anzi, con inverni rigidi e nevosi ed estati fresche, rende il periodo tra maggio e ottobre il più adatto per una visita. La festa patronale di San Donato, celebrata il 7 agosto, rappresenta il momento di maggiore intensità comunitaria: la processione attraversa il borgo con la statua del santo, accompagnata da una banda musicale, e la sera si conclude con fuochi pirotecnici nella piazza principale. Nei giorni precedenti e successivi alla festa, il paese si anima con il rientro di emigrati e discendenti, e la popolazione presente può raddoppiare.
L’estate offre anche la possibilità di partecipare a sagre dedicate ai prodotti locali, mentre l’autunno — in particolare tra settembre e novembre — è il periodo migliore per escursioni nei boschi circostanti, quando il fogliame dei faggi e dei cerri assume tonalità che vanno dal giallo intenso al rosso cupo. Chi visita Anzi in inverno deve considerare che le strade di accesso possono richiedere catene da neve, e che alcuni servizi operano con orari ridotti.
Anzi dista circa 30 chilometri da Potenza, raggiungibile in auto attraverso la strada provinciale che risale la valle del Marmo. Dall’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, l’uscita più comoda è quella di Atena Lucana, da cui si prosegue per circa 90 chilometri lungo la E847 e poi la viabilità provinciale. Da Bari, il percorso di circa 170 chilometri segue la E847 fino a Potenza e poi la provinciale per Anzi.
La stazione ferroviaria più vicina è Potenza Centrale, servita da Trenitalia con collegamenti da Napoli, Salerno e dalla linea appenninica. Da Potenza è necessario proseguire con autobus di linea o mezzo proprio. L’aeroporto più prossimo è quello di Bari-Karol Wojtyła, distante circa 180 chilometri; in alternativa, l’aeroporto di Napoli-Capodichino si trova a circa 200 chilometri. Per chi arriva dalla costa ionica, Metaponto dista circa 120 chilometri. Per ulteriori dettagli su collegamenti e servizi, è utile consultare il portale italia.it.
Il territorio della provincia di Potenza presenta una concentrazione notevole di piccoli centri che meritano attenzione per ragioni storiche e paesaggistiche diverse. A nord-est di Anzi, verso la piana del Bradano, si trova Cancellara, dominata dal suo castello normanno-svevo che svetta su un colle a 680 metri di altitudine. Il contrasto tra i due borghi è istruttivo: Anzi ha un impianto compatto e verticale, modellato dalla montagna; Cancellara si distende su un rilievo più dolce, con un rapporto diverso tra costruito e paesaggio agricolo circostante.
Spostandosi lungo la valle, il paesaggio lucano cambia rapidamente: dalle faggete montane si passa alle colline argillose dei calanchi, poi alle pianure fluviali che digradano verso il Metapontino. Ogni borgo segna un passaggio di quota, di vegetazione e di economia — dalla pastorizia alla cerealicoltura, dall’autoconsumo al commercio. Visitare Cancellara dopo Anzi permette di comprendere concretamente questa varietà, misurando con lo sguardo la differenza tra un centro di montagna e uno di collina distanti appena quaranta chilometri in linea d’aria.
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