Storia e origini degli agrumi della costa dei trabocchi
Ricerche storiche hanno evidenziato che a importare l’arancio in questo territorio furono dei profughi sefarditi (ebrei di origine iberica) rifugiatisi nel Regno di Napoli: essi, infatti, colonizzarono questi luoghi, rimasti semi abbandonati a seguito del terribile terremoto con conseguente maremoto che li aveva colpiti nel 1627. Lo storico del paesaggio agrario Aurelio Manzi attesta inoltre che queste arance sono probabilmente discendenti da quelle cinesi, importate in Europa dai portoghesi nel XVIII secolo; e in effetti nel dialetto della zona sono chiamate ancora portuhalle. La presenza del mandarino e del limone, invece, viene fatta risalire all’inizio del secolo scorso.
In Abruzzo il commercio delle arance ha rappresentato sin dal 1600 una grande risorsa per l’economia locale; circa quattrocento ettari di terra che correvano lungo la costa dei Trabocchi erano coltivati dai cosiddetti “giardinieri”, gli agricoltori della zona che si occupavano della coltivazione e dell’esportazione delle arance nei mercati italiani ed esteri, nel nord Europa, negli Stati Uniti e in Dalmazia, oltre che nei mercati locali, primo fra tutti il mercato di Lanciano. Nel momento di massima espansione la produzione, soprattutto di arance, raggiungeva diverse migliaia di quintali, con carichi in partenza dalla vecchia stazione ferroviaria di San Vito Marina verso la Germania e il nord Europa. Poi, sul finire degli anni ’60, prima a causa della comparsa sul mercato di frutti più dolci provenienti dal sud Italia e successivamente a seguito dell’industrializzazione della Val di Sangro — che portò molti contadini a preferire la fabbrica alla campagna — gran parte delle piantagioni locali fu abbandonata.
Gabriele D’Annunzio, vissuto a San Vito Chietino nel 1889 per alcuni mesi, amante del territorio e dei suoi frutti, suggerì al fondatore della distilleria pescarese Amedeo Pomilio di produrre un distillato a base di agrumi della Costa dei Trabocchi e di chiamarlo “Aurum”, dal latino Aurum (oro) e Aurantium (arancia). Un lascito culturale che testimonia quanto questo paesaggio agrumato avesse sedotto anche la più inquieta delle sensibilità letterarie italiane.
Caratteristiche degli agrumi della costa dei trabocchi: come riconoscerli
Dall’arancia alle varie tipologie di limone, compresi l’aromatico mandarino tardivo, il cedro, il pompelmo, il pomelo e il caratteristico cetrangolo (in dialetto lu melaragn), ovvero l’arancia selvatica, amarissima, quasi immangiabile, sebbene acquisisca un gusto più delicato se trasformata in marmellata. Una particolare varietà di arancio, il “cetrangolo”, ha frutti profumati e saporiti e si distingue dalle altre varietà per le grandi spine presenti sui rami, per il picciolo alato, l’intenso profumo delle foglie e la grande quantità di semi.
Tra gli agrumi coltivati, l’arancio è la specie prevalente ed è rappresentato da vecchie varietà sia a polpa pigmentata rossa — ottime per le spremute — che a polpa bionda. La vivace colorazione delle arance rosse, ricche di vitamina C, è assicurata dalle antocianine, che oltre a conferire colore e gusto possiedono proprietà terapeutiche e antiossidanti con effetti antistress e antiinvecchiamento. Anche mandarino e limone sono presenti con diverse vecchie varietà di origine mediterranea. Nel complesso si tratta di frutti dalle scorze spesse e profumatissime, con una componente aromatica intensa che ricorda l’iodio e il sale del vicino Adriatico — tratto organolettico difficilmente riproducibile altrove.
Come si producono gli agrumi della costa dei trabocchi: il metodo tradizionale
Le tecniche colturali sono ancora di tipo estensivo. I terreni destinati alla coltivazione degli agrumi — detti in dialetto lu ciardine — sono di medio impasto, non soggetti a ristagni d’acqua, molti in pendio e a diretto contatto con il mare. La zona, caratterizzata da un clima temperato-caldo con estati asciutte, espone le coltivazioni a due rischi specifici: i freddi venti balcanici invernali e la salsedine. I cosiddetti ciardinire difendevano le piantagioni con appositi frangivento protettivi, ai quali le vecchie generazioni di agricoltori dedicavano molte energie sia nella realizzazione che nella manutenzione. Molto importante risulta la presenza di sorgive d’acqua accumulate nelle cosiddette “peschiere”, utilissime per l’irrigazione estiva effettuata ancora per scorrimento tramite apposite canalizzazioni.
La raccolta delle diverse tipologie di agrumi della Costa dei Trabocchi viene fatta manualmente e si protrae per tutto l’inverno. I limoni fruttano a novembre, i mandaranci a dicembre, le arance e i pompelmi fino ad aprile. Attualmente sono qualche decina i produttori che aderiscono all’associazione Agrumi Costa dei Trabocchi, tutti dotati di appezzamenti di modeste dimensioni, dove è possibile trovare anche piante ultracentenarie, come quelle di Donato Caravaggio che a Fossacesia dispone di circa un ettaro di terra destinato ad agrumeto e uliveto. L’Associazione per il recupero e la valorizzazione degli agrumi della Costa dei Trabocchi sta procedendo al censimento delle coltivazioni e allo studio del germoplasma per identificare con buona approssimazione le varietà, ed è inoltre impegnata nella creazione di un disciplinare di produzione.
Dove trovare gli agrumi della costa dei trabocchi: territori e produttori
Questo tratto di costa, lungo circa 15 chilometri, comprende i comuni di Ortona, San Vito Chietino, Rocca San Giovanni e Fossacesia, e prende il nome dalle antiche e suggestive “macchine da pesca” citate spesso negli scritti di Gabriele d’Annunzio. Oggi si stima una superficie residua di poche decine di ettari, che consente comunque il sussistere di un piccolo commercio locale effettuato in varie forme: mercatini di prossimità o vendita diretta presso le stesse aziende di produzione. Il cuore produttivo si trova nella contrada di Vallevò, in comune di Rocca San Giovanni, dove si concentrano alcuni tra gli agrumeti più antichi e meglio conservati.
Nel 2008 fu costituita l’Associazione Agrumi della Costa dei Trabocchi con l’obiettivo di ripristinare i giardini e tornare a produrre in sostanziose quantità gli agrumi, promuovendone anche l’uso in cucina. Ogni anno l’associazione organizza l’evento La Vianova delle Arance, mercatino di tipicità locali con il patrocinio del comune di Rocca San Giovanni, sul tratto di strada statale Adriatica che attraversa la contrada Vallevò. Nel gennaio 2026, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha ufficialmente registrato e approvato il marchio Agrumata, di titolarità dell’APS I Trabocchi, riconoscendo un progetto fondato sulla qualità delle produzioni; il riconoscimento ministeriale conferisce ad Agrumata una dimensione istituzionale, rendendolo uno strumento credibile per lo sviluppo di una Costa dei Trabocchi bio.
Come usare gli agrumi della costa dei trabocchi in cucina: abbinamenti e ricette
Oltre alla vendita diretta dei frutti freschi, gran parte della produzione odierna finisce in barattolo in forma di marmellate con le quali si farciscono anche i dolci tipici della zona come i cellipieni e le pizzelle. Il cetrangolo, in particolare, nella sua forma cruda risulta troppo amaro per il consumo diretto, ma trasformato in confettura sviluppa una complessità aromatica straordinaria, con note resinose e floreali che nessun arancio dolce potrebbe eguagliare. Le scorze candite dei limoni e delle arance entrano tradizionalmente anche nei dolci natalizi della provincia di Chieti.
Continua a crescere la produzione e la richiesta di oli agrumati, soprattutto al limone, realizzati grazie alla cooperazione con i numerosi frantoi della zona, apprezzati dagli amanti della buona tavola ed ideali per condire il pesce fresco che questo tratto di mare sa regalare. Da qualche anno una notevole quantità di frutti viene conferita alla distilleria Jannamico Michele e Figli di Lanciano (CH), con una collaborazione che ha portato nel 2021 alla realizzazione del Gin J7, distillato con cetrangolo e arance dolci più altre erbe botaniche della costa, e alla versione premium del Lemoncello, ottenuto dall’infusione di scorze di limoni. Le scorze sono utilizzate anche in infuso con brandy italiano invecchiato otto anni per la preparazione dell’Aurum, specialità di Pescara.
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