Nel 1902, un’alluvione del fiume Liri devastò l’abitato e costrinse gli abitanti a ricostruire interi quartieri nella parte alta del paese: quella ferita ha ridisegnato la mappa di Capistrello, borgo di 5.309 abitanti della Marsica, a 734 metri di quota nella provincia dell’Aquila. Chi si chiede cosa vedere a Capistrello trova qui una stratificazione di […]
Nel 1902, un’alluvione del fiume Liri devastò l’abitato e costrinse gli abitanti a ricostruire interi quartieri nella parte alta del paese: quella ferita ha ridisegnato la mappa di Capistrello, borgo di 5.309 abitanti della Marsica, a 734 metri di quota nella provincia dell’Aquila. Chi si chiede cosa vedere a Capistrello trova qui una stratificazione di epoche leggibili nell’urbanistica stessa — il nucleo antico sulla collina, le espansioni post-disastro verso valle, i segni dell’opera ingegneristica romana che attraversa il sottosuolo. È un luogo dove la geologia e la storia civile hanno dettato ogni scelta costruttiva.
Il nome compare nei documenti medievali come Capistrellum, probabilmente derivato dal latino capistrum (capestro, briglie), forse in riferimento alla conformazione del terreno che stringe il passaggio verso la valle del Liri. Il territorio era già frequentato in epoca romana: sotto il monte circostante corre l’emissario del Fucino, il colossale tunnel di drenaggio voluto dall’imperatore Claudio nel 41 d.C. per regolare le acque del lago Fucino. Quell’opera — lunga oltre 5 chilometri, con pozzi verticali profondi fino a 122 metri — rappresentava la più grande impresa di ingegneria idraulica dell’antichità e il suo sbocco si trovava proprio nel territorio di Capistrello, alle incile di Claudio.
Durante il Medioevo il borgo passò sotto il controllo della contea di Celano, seguendo le sorti feudali della Marsica. I Colonna, i Piccolomini e poi i Barberini si succedettero nel possesso del feudo. Il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915 — magnitudo 6.99, oltre 30.000 vittime nell’intera area — colpì duramente anche Capistrello, causando distruzioni estese e perdite umane gravi. La ricostruzione modificò ancora una volta il tessuto edilizio, con interventi che si protrassero per decenni.
Nel Novecento, Capistrello è stato anche teatro di un episodio significativo della Seconda guerra mondiale: il 4 giugno 1944, trentatré civili furono uccisi dalle truppe tedesche in ritirata in quello che è ricordato come l’eccidio di Capistrello, un evento commemorato ogni anno dalla comunità locale con una cerimonia presso il monumento dedicato alle vittime.
Lo sbocco del tunnel romano fatto costruire dall’imperatore Claudio per il prosciugamento del lago Fucino si trova in località Incile, a breve distanza dal centro abitato. I resti dell’imbocco e i cunicoli accessibili mostrano la sezione scavata nella roccia viva, con tracce degli strumenti usati dagli schiavi e dai liberti che lavorarono all’opera per undici anni. È uno dei siti di archeologia idraulica romana più significativi d’Italia.
Dedicata al patrono del borgo, festeggiato il 13 giugno, la chiesa conserva una facciata ricostruita dopo il sisma del 1915. L’interno a navata unica ospita una statua lignea del santo e altari laterali con decorazioni in stucco databili al periodo della ricostruzione post-terremoto. La piazza antistante funziona da punto di aggregazione nei giorni di festa e mercato.
Un cippo commemorativo e un’area memoriale ricordano i trentatré civili uccisi durante la ritirata tedesca. Il sito si trova lungo la strada che attraversa il paese e porta incisi i nomi delle vittime. Ogni anno, il 4 giugno, una cerimonia civile riunisce la popolazione e le autorità. È un luogo di memoria concreta, non retorica, che documenta il costo della guerra sulla popolazione civile della Marsica.
La parte alta del paese conserva la struttura urbanistica precedente all’alluvione del 1902. Le case in pietra locale — calcarea, di colore grigio chiaro — si dispongono lungo vicoli stretti con gradinate ripide. Alcuni portali in pietra lavorata risalgono al XVII e XVIII secolo. La differenza tra il nucleo antico e le espansioni novecentesche è visibile a occhio nudo nella diversa altezza degli edifici e nei materiali impiegati.
Dal centro di Capistrello partono diversi percorsi escursionistici che scendono verso la valle del Liri e risalgono sui versanti boscosi circostanti. Il dislivello moderato — tra i 600 e i 1.200 metri — li rende praticabili anche a famiglie. La vegetazione passa dal querceto alla faggeta in quota. Lungo i sentieri si incontrano fontane in pietra e resti di capanne pastorali, segno dell’economia agro-pastorale che ha sostenuto il borgo fino alla metà del Novecento.
La cucina di Capistrello è quella della Marsica interna: piatti costruiti su legumi, cereali e carne ovina. Le sagne e fagioli — pasta irregolare tagliata a mano, cotta con fagioli borlotti, aglio, olio extravergine e peperoncino — rappresentano il primo piatto più diffuso. Gli arrosticini, spiedini di carne ovina tagliata a cubetti e cotta sulla brace, sono preparati qui come nel resto dell’Abruzzo, ma con carne di pecora locale allevata sui pascoli della valle. In autunno si raccolgono castagne dai boschi circostanti, utilizzate per farine e dolci secchi.
L’olio extravergine d’oliva prodotto nelle zone più basse della valle e i formaggi pecorini a breve e media stagionatura completano il quadro alimentare. Non esistono prodotti DOP o IGP specifici del comune, ma il territorio rientra nell’area di produzione del Pecorino d’Abruzzo e beneficia della vicinanza con le zone di coltivazione dello zafferano di Navelli, utilizzato in alcune preparazioni locali come i risotti e i dolci delle feste. Le trattorie nel centro del paese servono menu fissi a pranzo con primi, carne alla brace e vino locale della zona del Montepulciano d’Abruzzo.
Il clima è quello montano appenninico con inverni freddi — la temperatura media di gennaio si aggira intorno ai 2-3 °C — e estati moderate, con massime che raramente superano i 28 °C in luglio. Il periodo più adatto per visitare il borgo e i sentieri circostanti va da maggio a ottobre. La festa di Sant’Antonio di Padova, il 13 giugno, è l’evento principale dell’anno: processione, bancarelle, fuochi d’artificio e pranzi collettivi nelle piazze. La commemorazione dell’eccidio del 4 giugno aggiunge un momento di riflessione civile al calendario di inizio estate.
In autunno, la raccolta delle castagne e il cambio di colore dei faggi sui versanti offrono un motivo concreto per una visita tra ottobre e novembre. L’inverno è il periodo meno frequentato: le strade di accesso sono percorribili ma richiedono catene o pneumatici invernali nei mesi di dicembre e gennaio.
In auto, Capistrello si raggiunge dall’autostrada A25 Roma-Pescara, uscita Avezzano, proseguendo per circa 15 chilometri sulla strada regionale 82 della Valle del Liri. Da Roma la distanza è di circa 110 chilometri, percorribili in un’ora e trenta minuti. Da Pescara servono circa due ore per i 150 chilometri di percorso autostradale e statale.
La stazione ferroviaria di Avezzano, servita dalla linea Roma-Pescara, dista 12 chilometri ed è collegata a Capistrello da autobus della rete TUA (Trasporto Unico Abruzzese). L’aeroporto più vicino è il Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino, a circa 150 chilometri. L’aeroporto d’Abruzzo di Pescara dista 160 chilometri ma offre un numero limitato di collegamenti nazionali e internazionali.
Chi visita Capistrello può estendere l’itinerario verso altri centri dell’Abruzzo interno che condividono la stessa matrice appenninica. Navelli, sull’altopiano omonimo a circa 70 chilometri verso nord-est, è il centro di produzione dello zafferano DOP dell’Aquila: un borgo con case in pietra bianca disposte su un crinale, dove a novembre i crochi viola vengono ancora raccolti a mano all’alba. La visita ai campi di zafferano, quando sono in fiore tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, giustifica da sola il viaggio.
Più distante ma nel medesimo sistema collinare abruzzese, Catignano, in provincia di Pescara, offre un paesaggio diverso — quote più basse, colline argillose, oliveti — ma la stessa struttura insediativa compatta, con un nucleo di case addossate le une alle altre attorno a una chiesa matrice. Mettere insieme Capistrello, Navelli e Catignano in un unico viaggio di tre o quattro giorni permette di attraversare l’Abruzzo interno da ovest a est, osservando il cambiamento progressivo del paesaggio, dei materiali da costruzione e delle colture dominanti.
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