Nel 1470, il duca Giuliantonio Acquaviva rifondò l’antico centro di Castel San Flaviano su un colle a 68 metri sul livello del mare, dandogli il proprio nome: Giulianova. L’impianto urbanistico che volle realizzare — una griglia regolare con piazza centrale e isolati simmetrici — è uno dei primi esempi documentati di città ideale rinascimentale in […]
Nel 1470, il duca Giuliantonio Acquaviva rifondò l’antico centro di Castel San Flaviano su un colle a 68 metri sul livello del mare, dandogli il proprio nome: Giulianova. L’impianto urbanistico che volle realizzare — una griglia regolare con piazza centrale e isolati simmetrici — è uno dei primi esempi documentati di città ideale rinascimentale in Italia. Capire cosa vedere a Giulianova significa leggere quel progetto quattrocentesco ancora intatto nella città alta, e poi scendere verso il litorale adriatico dove si è sviluppata una seconda identità, balneare e portuale, a partire dall’Ottocento.
L’insediamento originario, Castel San Flaviano, è attestato almeno dal X secolo, quando un castrum sorgeva in prossimità della foce del torrente Salinello. Il nome derivava dal culto di san Flaviano, patriarca di Costantinopoli morto nel 449, le cui reliquie secondo la tradizione approdarono su queste coste. Per secoli il centro rimase un piccolo borgo fortificato del Ducato di Spoleto, poi sotto l’influenza normanna e angioina. La posizione costiera lo rese vulnerabile alle incursioni e ai saccheggi, inclusi quelli attribuiti alle truppe di Braccio da Montone nel 1421.
La svolta arrivò con Giuliantonio Acquaviva, duca di Atri, che tra il 1470 e il 1472 ricostruì il centro in forma pianificata sulla sommità della collina. Il progetto, probabilmente influenzato dalle teorie di Leon Battista Alberti, prevedeva una maglia ortogonale di strade con al centro una piazza rettangolare. Giulianova divenne così un caso precoce di urbanistica razionale nel Mezzogiorno. La famiglia Acquaviva, tra le più potenti del Regno di Napoli, mantenne il controllo della città fino all’eversione della feudalità nel 1806.
Con l’arrivo della ferrovia adriatica nel 1863, il litorale ai piedi della collina iniziò a popolarsi. Nacque la distinzione tra Giulianova Alta — il nucleo storico rinascimentale — e Giulianova Lido, che nel Novecento si espanse fino a diventare una delle principali stazioni balneari della costa teramana. Oggi il comune conta 23.369 abitanti e mantiene questa doppia fisionomia: collinare e costiera, storica e turistica.
Costruito tra il 1472 e il 1496 per volontà degli Acquaviva, il duomo è un edificio in laterizio a pianta ottagonale con cupola, tra i pochi esempi di architettura rinascimentale a impianto centrale in Abruzzo. L’interno, rimaneggiato nei secoli, conserva una struttura spaziale che richiama modelli brunelleschiani. Sotto la chiesa si trova una cripta con affreschi di epoca medievale provenienti dall’antica chiesa di Santa Maria a Mare.
Dal bordo orientale della collina, il belvedere offre una vista diretta sulla costa adriatica, sul porto e — nelle giornate limpide — fino al promontorio del Conero. La passeggiata lungo le mura perimetrali della città alta permette di osservare l’impianto urbanistico quattrocentesco dall’esterno: i bastioni, le porte superstiti e il dislivello netto tra la parte storica e il lido sottostante.
Situata nella zona del Lido, questa chiesa romanica risale al XII secolo ed è quanto resta del precedente insediamento di Castel San Flaviano. Il portale presenta rilievi scolpiti e all’interno si trovano frammenti di pavimentazione cosmatesca. L’edificio, più volte restaurato, è uno dei rari elementi architettonici anteriori alla rifondazione rinascimentale ancora visibili nel territorio comunale.
Ospitata nel palazzo omonimo in Giulianova Alta, la pinacoteca raccoglie la collezione donata dallo storico e critico d’arte Vincenzo Bindi alla fine dell’Ottocento. Comprende dipinti dal XVI al XIX secolo, ceramiche di Castelli, maioliche e una biblioteca di circa 50.000 volumi. È uno dei nuclei museali più consistenti della provincia di Teramo, con opere di scuola napoletana e vedutisti del Grand Tour.
Il porto di Giulianova è il più grande porto peschereccio dell’Adriatico centrale abruzzese. Qui ogni mattina si svolge la vendita del pesce fresco, in particolare brodetto di pesce alla giuliese, base della tradizione gastronomica locale. Il lungomare monumentale, costruito negli anni Trenta, si distingue per le architetture razionaliste e i mosaici decorativi lungo la balaustra.
La cucina giuliese ruota attorno al pesce dell’Adriatico. Il piatto più identificativo è il brodetto alla giuliese, una zuppa di pesce che si differenzia dalle versioni marchigiane e romagnole per l’uso di peperoni verdi e l’assenza di pomodoro nella ricetta originale — un dettaglio su cui i cuochi locali discutono da generazioni. Il porto garantisce un approvvigionamento diretto: sogliole, triglie, merluzzi, scampi e seppie compaiono regolarmente nei menù dei ristoranti vicini alla banchina. I chioschi sul lungomare servono frittura di paranza e spiedini di pesce cotti sulla griglia a carbone.
Risalendo verso la collina, la cucina si lega alla terra. La provincia di Teramo è zona di produzione dell’olio extravergine d’oliva Pretuziano delle Colline Teramane DOP, ottenuto prevalentemente da olive di varietà Dritta e Leccino. Nelle trattorie di Giulianova Alta si trovano maccheroni alla chitarra con pallottine (polpettine di carne nel sugo), virtù teramane — una minestra rituale preparata il primo maggio con legumi, cereali e verdure — e porchetta abruzzese. La pasticceria locale propone i calgionetti, ravioli fritti ripieni di ceci, cacao e mosto cotto.
Il clima è quello dell’Adriatico centrale: estati calde con temperature medie intorno ai 28-30 °C in luglio e agosto, inverni miti rispetto all’entroterra appenninico. La stagione balneare va da giugno a settembre, con il picco di presenze tra metà luglio e metà agosto, quando il Lido raggiunge la sua massima densità. Chi vuole visitare la città alta e i musei con calma troverà più spazio tra aprile e giugno, quando le giornate sono lunghe e il caldo non è ancora intenso.
Tra gli eventi ricorrenti, la festa patronale di san Flaviano si celebra il 24 novembre. In estate si tengono rassegne musicali e teatrali nella piazza della città alta. La settimana di Ferragosto è la più affollata: i ristoranti sul porto richiedono prenotazione, il traffico sul lungomare si congestiona. Settembre, con il mare ancora caldo e i flussi turistici in calo, è spesso il periodo più equilibrato per una visita che includa sia la spiaggia sia l’esplorazione del centro storico.
Giulianova è servita dall’autostrada A14 Bologna-Taranto, con uscita dedicata “Giulianova-Teramo” da cui il centro dista circa 3 chilometri. La stazione ferroviaria di Giulianova si trova sulla linea adriatica Bologna-Lecce: i treni regionali la collegano a Pescara (circa 35 minuti), Ancona (circa 2 ore) e Bologna (circa 3 ore e mezza). Alcuni treni Intercity effettuano fermata.
L’aeroporto più vicino è quello di Pescara (Aeroporto d’Abruzzo “Pasquale Liberi”), a circa 50 chilometri in direzione sud lungo la A14 — raggiungibile in 35-40 minuti di auto. Da Roma, la distanza è di circa 210 chilometri percorribili in poco meno di 3 ore tramite A24 fino a Teramo e poi la superstrada per la costa. Da Teramo, capoluogo di provincia, Giulianova dista circa 25 chilometri attraverso la SS80 e raccordi locali. Il sito del Comune fornisce informazioni aggiornate su parcheggi e mobilità estiva.
L’Abruzzo presenta una varietà di centri minori che meritano attenzione oltre la fascia costiera. Nell’entroterra aquilano, a oltre 100 chilometri da Giulianova, Cansano sorge ai piedi del Monte Maiella, in una posizione completamente diversa — montagna, pietra, silenzio invernale. Il paese, nella Valle Peligna, conserva i resti di un villaggio italico e un tessuto edilizio in pietra calcarea che documenta secoli di vita agropastorale. È un buon esempio di come l’Abruzzo interno differisca radicalmente dalla costa.
Sempre nella provincia dell’Aquila, nella Marsica, Lecce nei Marsi si trova ai margini dell’area del Fucino, l’antico lago prosciugato nell’Ottocento. Il borgo è collocato in un paesaggio di pianura agricola e bassa collina, con un patrimonio di architettura rurale e chiese che racconta la storia della bonifica e della colonizzazione agraria della Marsica. Per chi visita Giulianova e vuole comprendere le differenze tra l’Abruzzo litoraneo e quello appenninico, una puntata verso questi centri restituisce una geografia umana più complessa e stratificata.
Corso Giuseppe Garibaldi, 64021 Giulianova (TE)
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