A 903 metri di altitudine, sul versante orientale della Majella che degrada verso il fiume Aventino, Civitaluparella conta 281 abitanti distribuiti in un nucleo urbano compatto di impianto medievale. Il toponimo deriva con ogni probabilità da “Civitas Luparella”, un riferimento diretto alla presenza storica dei lupi nelle fitte faune boschive circostanti. Chi cerca cosa vedere […]
A 903 metri di altitudine, sul versante orientale della Majella che degrada verso il fiume Aventino, Civitaluparella conta 281 abitanti distribuiti in un nucleo urbano compatto di impianto medievale. Il toponimo deriva con ogni probabilità da “Civitas Luparella”, un riferimento diretto alla presenza storica dei lupi nelle fitte faune boschive circostanti. Chi cerca cosa vedere a Civitaluparella trova un centro minuto ma denso di stratificazioni: muri in pietra locale, una chiesa parrocchiale dedicata a san Pietro e un rapporto con il paesaggio montano che ha definito per secoli l’economia agropastorale del borgo.
Le prime attestazioni documentarie del nome Civitaluparella risalgono al periodo normanno, quando il territorio rientrava nei possedimenti feudali legati al sistema difensivo della valle dell’Aventino. Come molti centri dell’entroterra chietino, il borgo si sviluppò attorno a un nucleo fortificato posto in posizione elevata, funzionale al controllo dei percorsi di transumanza che collegavano i pascoli montani della Majella alle pianure costiere. Il feudo passò nel corso dei secoli attraverso diverse famiglie nobiliari del Regno di Napoli, seguendo le sorti politiche dell’Abruzzo Citeriore.
Nel catasto onciario del XVIII secolo, Civitaluparella risultava un centro a vocazione prevalentemente pastorale, con un’economia basata sull’allevamento ovino e sulla produzione di lana e formaggi. Lo spopolamento, iniziato con le ondate migratorie di fine Ottocento verso le Americhe e proseguito nel secondo dopoguerra con l’esodo verso le città industriali del Nord Italia, ha ridotto progressivamente la popolazione, che al censimento del 1901 superava ancora il migliaio di residenti. Oggi il Comune di Civitaluparella amministra un territorio che si estende per circa 16 chilometri quadrati, in gran parte coperti da boschi di faggio e cerro.
Il legame con la transumanza ha lasciato nel tessuto urbano e nel territorio segni ancora leggibili: i tratturelli minori che attraversano le campagne circostanti, le strutture degli antichi stazzi e la conformazione stessa delle abitazioni, con stalle al piano terra e ambienti domestici al livello superiore, riflettono un’organizzazione dello spazio dettata dai ritmi dell’allevamento.
La parrocchiale, dedicata al patrono del borgo, conserva una struttura rimaneggiata nei secoli con facciata semplice in pietra e un campanile visibile da diversi punti della valle sottostante. All’interno si trovano arredi sacri di fattura artigianale e un altare in muratura che riflette la sobrietà dell’architettura religiosa dei centri montani abruzzesi. Le celebrazioni per la festa di san Pietro, il 29 giugno, rappresentano il principale appuntamento liturgico annuale.
Il nucleo antico si sviluppa lungo un asse longitudinale con vicoli stretti e case in pietra calcarea locale, molte delle quali conservano portali con architravi scolpiti e datati tra il XVII e il XVIII secolo. Le murature più antiche, visibili nella parte alta del borgo, mostrano tecniche costruttive a secco riconducibili al periodo tardo-medievale. Alcuni edifici presentano scale esterne in pietra che conducono ai piani abitativi, secondo la tipologia diffusa nell’Appennino abruzzese.
Il territorio comunale confina con le propaggini del Parco Nazionale della Majella, e i sentieri che partono dal borgo attraversano faggete fitte che oltre i 1000 metri formano coperture continue. In autunno la colorazione del fogliame produce un mosaico cromatico che attira fotografi naturalisti. Tra le specie osservabili nei boschi circostanti figurano il picchio dorsobianco e, nelle zone più remote, tracce della presenza del lupo appenninico — animale che dà senso al toponimo stesso del paese.
Dal margine sud-orientale del borgo, un punto panoramico naturale offre una vista aperta sulla valle dell’Aventino e sui rilievi che separano la provincia di Chieti dall’alto Molise. Nelle giornate con visibilità limpida, lo sguardo raggiunge le dorsali montuose al confine regionale. Il dislivello tra il fondovalle e la quota del paese supera i 400 metri, e il versante mostra la successione vegetazionale dalla macchia mediterranea degradata ai boschi montani.
Dedicata al secondo patrono del borgo, la piccola cappella di Sant’Antonio sorge in posizione decentrata rispetto al nucleo abitato. L’edificio, di dimensioni contenute, viene aperto in occasione della festa del santo e durante le processioni che coinvolgono la comunità locale. La struttura rappresenta un esempio della rete di edicole e luoghi di culto minori che punteggiava le campagne dell’Abruzzo interno, spesso collocati lungo i percorsi di spostamento stagionale delle greggi.
La tavola di Civitaluparella rispecchia l’economia pastorale e montana del territorio. Gli arrosticini — spiedini di carne ovina tagliata a mano — sono presenti in ogni occasione conviviale, ma la cucina locale si distingue per preparazioni legate alla stagionalità: le sagne e fagioli, pasta fresca irregolare cotta con legumi secchi, costituiscono un piatto invernale diffuso in tutta l’area. Il pecorino prodotto dai pochi allevatori rimasti segue lavorazioni manuali, con stagionature che variano da poche settimane a oltre un anno. In autunno, la raccolta di funghi porcini nei boschi di faggio rappresenta un’attività praticata sia dai residenti che dai visitatori provenienti dalla costa.
La zona rientra nell’areale di produzione dell’olio extravergine delle colline teatine, sebbene a quote elevate come quella di Civitaluparella la coltivazione dell’olivo sia marginale e prevalgano i prodotti del bosco e dell’allevamento. Il pane cotto nel forno a legna, le conserve di pomodoro e i salumi suini — in particolare la ventricina, insaccato speziato con peperone dolce e piccante — completano una dispensa costruita interamente sulla necessità di conservare il cibo durante i mesi freddi, quando la neve può isolare il paese per giorni.
L’estate, da giugno a settembre, offre le condizioni più favorevoli per esplorare il borgo e i sentieri circostanti: le temperature diurne oscillano tra i 20 e i 28 gradi, con notti fresche che rendono il soggiorno confortevole anche nei periodi di calura sulla costa adriatica, distante meno di un’ora e mezza. Le feste patronali di san Pietro (29 giugno) e sant’Antonio concentrano i momenti di maggiore vitalità comunitaria, con processioni, musica e pranzi collettivi che richiamano anche gli emigrati e i discendenti delle famiglie originarie del borgo.
L’autunno inoltrato, tra ottobre e novembre, è il periodo della raccolta dei funghi e delle castagne e della colorazione delle faggete, che trasformano il paesaggio forestale circostante. L’inverno porta nevicate frequenti sopra i 900 metri e temperature notturne che scendono sotto lo zero; l’accesso stradale può risultare difficoltoso in caso di precipitazioni intense. La primavera, da aprile in avanti, coincide con la fioritura dei prati montani e con il risveglio dell’attività nei campi, ma le giornate piovose sono relativamente frequenti.
Da Pescara, capoluogo dotato di aeroporto (Aeroporto d’Abruzzo), la distanza è di circa 100 chilometri percorribili in un’ora e quaranta minuti. Si segue l’autostrada A25 in direzione Roma fino allo svincolo di Bussi/Popoli, per poi proseguire sulla SS 17 e sulle strade provinciali che risalgono la valle dell’Aventino. Da Roma, il percorso più diretto — circa 200 chilometri — passa per l’A25 fino a Sulmona e da lì verso la provincia di Chieti attraverso la statale.
La stazione ferroviaria più vicina è quella di Castel di Sangro, a circa 30 chilometri, servita dalla linea Sulmona-Carpinone. I collegamenti con autobus pubblici sono limitati e poco frequenti, per cui l’automobile resta il mezzo più pratico. Le strade che conducono al borgo sono strette e tortuose, con tratti a tornanti: si consiglia prudenza nei mesi invernali, quando il fondo può essere ghiacciato. Napoli dista circa 220 chilometri, raggiungibile attraverso l’A1 e poi l’A25 in direzione opposta.
La posizione di Civitaluparella, nel settore meridionale della provincia di Chieti al confine con il Molise, la colloca in un’area di borghi montani poco frequentati dal turismo di massa ma significativi per struttura urbana e contesto ambientale. A una ventina di chilometri verso sud, Castiglione Messer Marino si trova a oltre 1.000 metri di altitudine ed è noto per la lavorazione tradizionale della lana e per una fiera storica che risale al periodo medievale. Il borgo conserva un impianto urbano compatto e una posizione che domina la valle del Sinello.
Più prossimo, a circa dieci chilometri lungo la valle dell’Aventino, Borrello è conosciuto per le Cascate del Verde, le più alte dell’Appennino con un salto complessivo di circa 200 metri, inserite nella Riserva Naturale Regionale omonima. La combinazione tra Civitaluparella, Borrello e i centri limitrofi consente di costruire un itinerario di più giorni nell’Abruzzo interno, alternando l’esplorazione dei nuclei storici con escursioni nei boschi e lungo i corsi d’acqua della Majella orientale.
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