Nel 1963 una frana costrinse lo sfollamento della parte alta di Balestrino, lasciando il borgo vecchio disabitato e intatto nella sua struttura cinque-seicentesca. Oggi il comune conta 530 abitanti, distribuiti nel nucleo moderno a valle e nelle frazioni collinari, a 371 metri di altitudine sulla dorsale che separa la val Neva dalla costa di Loano. […]
Nel 1963 una frana costrinse lo sfollamento della parte alta di Balestrino, lasciando il borgo vecchio disabitato e intatto nella sua struttura cinque-seicentesca. Oggi il comune conta 530 abitanti, distribuiti nel nucleo moderno a valle e nelle frazioni collinari, a 371 metri di altitudine sulla dorsale che separa la val Neva dalla costa di Loano. Chi si chiede cosa vedere a Balestrino trova qui un caso raro nel panorama italiano: un centro storico abbandonato che conserva l’impianto urbanistico originale, consultabile ma non abitabile, accanto a una comunità viva che continua a occupare il territorio circostante.
Il toponimo Balestrino compare nei documenti medievali a partire dall’XI secolo, quando il territorio rientrava nella giurisdizione dei marchesi di Clavesana. L’etimologia rimane discussa: alcune ipotesi la collegano a “balestrieri”, soldati armati di balestra che presidiavano il passo collinare, altre a una deformazione del latino balistrum, riferito a un sito di fortificazione. Nel 1270 il feudo passò sotto il controllo dei marchesi Del Carretto, che lo mantennero fino al XVI secolo, quando subentrarono i marchesi di Zuccarello. La costruzione del castello dei Del Carretto, ancora visibile sulla sommità del borgo vecchio, risale a questo periodo di transizione feudale.
Con la cessione alla Repubblica di Genova nel XVII secolo, Balestrino divenne un centro agricolo minore, legato alla coltivazione dell’olivo e alla produzione di olio. La chiesa parrocchiale dedicata a sant’Andrea, patrono del borgo, fu ampliata nel Settecento. Il terremoto del 1887, che colpì duramente la Liguria occidentale, danneggiò diverse strutture del borgo alto, ma fu il dissesto idrogeologico del Novecento a determinarne il destino: le ordinanze di sgombero degli anni Sessanta spostarono la popolazione verso il fondovalle, creando la frattura tra borgo vecchio e borgo nuovo che oggi definisce l’identità del luogo.
Dal 2005 il Comune e la Soprintendenza hanno avviato campagne di rilievo e messa in sicurezza del nucleo abbandonato, con l’obiettivo di rendere percorribili alcuni tratti. I lavori procedono a fasi, condizionati dalla complessità strutturale degli edifici e dalla morfologia del versante.
Il nucleo storico evacuato negli anni Sessanta si presenta con facciate in pietra locale, portali in ardesia e coperture crollate che lasciano intravedere gli interni delle abitazioni. L’accesso è parzialmente regolamentato: alcune vie perimetrali sono percorribili, mentre il cuore del borgo resta interdetto per ragioni di sicurezza statica. Il colpo d’occhio dall’esterno restituisce un blocco edilizio compatto, stratificato tra XV e XVIII secolo.
Posizionato nel punto più elevato del borgo vecchio, il castello presenta una pianta irregolare adattata alla roccia e muri perimetrali in conci di pietra calcarea. La torre principale, ancora leggibile nel profilo, serviva funzione di avvistamento sulla val Neva. L’edificio è attualmente oggetto di consolidamento strutturale e non è visitabile internamente, ma la sua mole domina qualsiasi veduta del borgo.
La parrocchiale, situata nel borgo nuovo, conserva l’impianto settecentesco con navata unica e altari laterali in marmo policromo. La facciata è semplice, intonacata, con portale in pietra. All’interno si trovano arredi liturgici risalenti al XVIII e XIX secolo. La festa patronale si celebra il 30 novembre e rappresenta il principale appuntamento comunitario del paese.
Dalla frazione di Balestrino partono tracciati escursionistici che risalgono il crinale verso il Monte Acuto (867 m), attraversando fasce di uliveti abbandonati e boschi di leccio e roverella. Il dislivello contenuto — circa 500 metri dalla partenza — rende le camminate accessibili anche a escursionisti occasionali. Lungo il percorso si incontrano muretti a secco e ruderi di caselle agricole.
Le fasce terrazzate che circondano il borgo documentano secoli di agricoltura collinare ligure. Alcune sono ancora coltivate a olivo taggiasco, altre mostrano i segni del progressivo abbandono con vegetazione spontanea che ricolonizza i muri a secco. La lettura del paesaggio agrario è particolarmente chiara nei mesi invernali, quando la chioma degli olivi si dirada e la struttura dei terrazzamenti emerge con nettezza.
L’economia alimentare di Balestrino ruota attorno all’olio extravergine di oliva da cultivar taggiasca, la stessa varietà che caratterizza l’intera Riviera di Ponente e che rientra nella DOP Riviera Ligure. La produzione locale è limitata in volume — poche centinaia di quintali annui — ma segue il metodo tradizionale di raccolta a mano e spremitura a freddo. Nei frantoi della zona, attivi tra novembre e gennaio, è possibile acquistare olio nuovo direttamente dal produttore.
La tavola riflette la cucina dell’entroterra savonese: coniglio alla ligure con olive taggiasche e pinoli, torta verde di bietole e prescinseua, focaccia di Recco nelle varianti locali, e il minestrone alla genovese nella versione densa, con pesto aggiunto a fine cottura. La ristorazione nel comune è ridotta a poche trattorie e agriturismi nelle frazioni; per un’offerta più ampia si scende a Loano o Borghetto Santo Spirito, entrambe raggiungibili in quindici minuti di auto.
La primavera, tra aprile e giugno, offre le condizioni più favorevoli: temperature miti in quota, sentieri asciutti, uliveti in fioritura. L’autunno è l’altra finestra consigliata, soprattutto ottobre e novembre, quando la raccolta delle olive anima le campagne e la luce radente del pomeriggio disegna con precisione i volumi del borgo abbandonato. L’estate porta caldo anche in collina, con punte che superano i 30 gradi, e il fondovalle diventa afoso. L’inverno è mite rispetto all’entroterra padano — raramente si scende sotto lo zero — ma le giornate corte limitano il tempo utile per le escursioni.
La festa di Sant’Andrea, il 30 novembre, è il momento in cui la comunità si riunisce con una processione e il pranzo collettivo. Non esistono al momento eventi strutturati legati al borgo vecchio, sebbene negli ultimi anni alcune visite guidate siano state organizzate in occasione delle Giornate FAI o di iniziative comunali puntuali. È consigliabile verificare sul sito ufficiale del Comune eventuali aperture straordinarie.
In auto, dall’autostrada A10 Genova-Ventimiglia, si esce a Borghetto Santo Spirito e si risale la provinciale SP60 per circa 7 chilometri, con un percorso in salita di quindici minuti. Da Savona la distanza è di 35 chilometri (40 minuti), da Genova circa 100 chilometri (un’ora e un quarto). La stazione ferroviaria più vicina è Loano, sulla linea Genova-Ventimiglia, a 10 chilometri dal borgo. I collegamenti bus tra Loano e Balestrino esistono ma sono a frequenza ridotta: il mezzo proprio è la soluzione più pratica.
L’aeroporto di Genova-Cristoforo Colombo dista circa 95 chilometri. L’aeroporto di Nizza-Côte d’Azur, in territorio francese, si trova a 130 chilometri ed è collegato da voli internazionali a basso costo. A Balestrino il parcheggio non presenta problemi: si lascia l’auto nella zona del borgo nuovo e si prosegue a piedi verso il nucleo storico.
L’entroterra savonese e il Levante ligure condividono una rete di centri minori che vale la pena esplorare in combinazione. A est, lungo la costa verso Genova, Coreglia Ligure si trova nell’entroterra di Chiavari, in val Fontanabuona: un comune di poche decine di residenti permanenti, con una struttura edilizia compatta e una posizione panoramica sulla valle. La distanza da Balestrino è significativa — oltre 120 chilometri — ma il confronto tra i due borghi rivela dinamiche simili di spopolamento e tentativi di recupero.
Più vicino, sempre nella provincia di Imperia ma facilmente raggiungibile dalla costa savonese, Diano Arentino occupa le colline sopra Diano Marina. Il paesaggio è dominato dagli uliveti a taggiasca, con terrazzamenti analoghi a quelli di Balestrino ma in stato di coltivazione più attivo. Chi visita Balestrino può aggiungere Diano Arentino in una giornata di spostamento lungo la Riviera di Ponente, percorrendo circa 40 chilometri di litoranea o autostrada.
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